Luciano Parisi
Performing Art, Fotografia, Eventi d’arte, Design, Video d’Arte
Image Event Roma
La ricerca del Bello

Cos’è per te l’arte?

La risposta è complessa ma provo a dartela. L’arte è innanzitutto pensiero, meglio ancora ciò che spinge il pensiero a compiere un’azione. A livello espressivo per me l’arte è fotografia, cinema, danza, teatro e tutte le manifestazioni più complesse che le includono. Non c’è una vera separazione tra queste esperienze. Sono uniche ma al tempo stesso una sola cosa.

Tu hai vissuto di contaminazioni, tantissime le forme espressive che ti hanno attratto e di cui ti sei interessato, me ne vuoi parlare?

Si tratta di saziare la mia curiosità, non prediligo necessariamente un’espressione d’arte, ma mi muove la curiosità e la voglia di sperimentarmi ogni volta in linguaggi diversi. Mi modello e mi arricchisco di culture e di conoscenze.

Ti sei quasi sempre autoprodotto, ciò significa massima libertà di espressione da un lato e tanta fatica dall’altro?

Sì, ma insieme alla fatica anche tanta gioia. Autoproduzione significa imprevedibilità, un’esperienza professionale che include incontri, relazioni che poi diventano rapporti d’amicizia. Gli amici mi hanno aiutato a realizzare cose folli e irripetibili.

Sei stato promotore della tua arte ma anche di quella degli altri. Organizzare e produrre, come si esprime nel tuo quotidiano, quanto ti appartengono?

Mi appartengono, certo, sono il mio pane quotidiano. Dico sempre, se l’artista non crea muore. In questo senso la relazione con gli altri è contaminazione e interscambio. E’ necessaria. Da solo non avrei mai potuto realizzare tutte le cose che ho fatto e tu ne sai qualcosa. Se ricordi negli anni ‘80 con l’Art Production l’idea era proprio questa, mettere insieme persone diverse che potessero contribuire a un progetto unico.

Hai fatto performance, ti sei interessato, di pittura, teatro, fotografia, design. Cosa hanno in comune?

Quello che hanno in comune è la vita, è la gioia di poter realizzare con i linguaggi dell’arte, espressione e pensiero. Un momento topico del mio passato è stata la direzione della Galleria Serpenti,  che mi ha visto protagonista come artista e come organizzatore di performance e di eventi d’arte. Ci sono stati degli interventi nelle scuole, più di 30 artisti hanno esposto nei corridoi e nelle sale. Una mostra bellissima, ma purtroppo le cose belle le vedono in pochi.

Tante città nella tua vita, lo so e lo leggo nel tuo curriculum, cos’è per te il viaggio, cos’è per te il cambiamento?

Il cambiamento è importante, è un modo per non morire di noia. Mi annoio facilmente e cerco di reagire. Devo produrre sempre qualcosa. Adesso sto scrivendo un testo, la seconda edizione di Poesia da camera, che tu conosci bene. L’immaginazione ispira, alimenta tutto, a volte è imprevedibile, nasce all’improvviso.

Per te è importante viaggiare?

Per viaggiare c’è bisogno di essere curiosi. Per me significa anche staccarsi da Roma, la città in cui vivo da tanti anni, è un posto bello ma che schiaccia. Io ho bisogno di rigenerarmi.

Pensi che ci sia stato uno spartiacque nella tua vita, qualcosa che ti abbia indirizzato sula strada che poi hai deciso di percorrere?

Si arriva ad un certo punto della vita che non si può fare tutto, non puoi essere tutto. Dipende anche dalle energie che hai, da quelle che hai dissipato nel corso degli anni, che hai consumato. A un certo punto ti chiedi, ma io chi sono, che cosa voglio fare. Uno spartiacque reale è stata la mia depressione, due anni fa mi ha messo a dura prova. Mi ha condizionato a tal punto che mi sono chiesto, perché sto vivendo un periodo così buio, è così difficile essere artista, sentirsi artista. Purtroppo Roma non aiuta, è una città classica, barocca e la modernità, la contemporaneità non è facilmente leggibile?

Cosa rappresenta per te il Buddhismo, come ti ha influenzato nel tuo percorso personale e artistico.

Non voglio parlare di Buddhismo, c’è chi può farlo meglio di me. Quello che potrei dirti è a che cosa mi è servito il Buddhismo. Mi ha aiutato a vivere in dei momenti davvero difficili, a riconoscere i miei lati oscuri, quando navigavo nel buio e non sapevo che direzione prendere. Mi ha dato un equilibrio, mi ha indicato una strada. L’arte se non è accompagnata da autostima in questo senso non ti può aiutare.

Hai dei rimpianti?

Direi di no. Forse mi manca aver viaggiato di più, forse in alcuni momenti non mi sarei dovuto fare trascinare dalla rabbia. Ho interrotto bruscamente dei passaggi importanti. Non ha senso arrabbiarsi.

Cosa significa oggi essere riconosciuti come artisti. Tu ti senti tale?

Sto facendo un percorso di autostima. Non significa niente domandarsi se qualcuno ti conosce. Sicuramente il mio modo di essere e di esprimermi artisticamente non è facilmente leggibile. Capisco chi non mi capisce. Ironicamente mi dico, lo faranno quando sarò morto. Magari con un po’ di rammarico. Vorrei vivere di arte e non di espedienti. Nei prossimi 20 anni voglio dedicarmi esclusivamente all’arte.

Hai qualcosa da aggiungere, qualcosa che vorresti dire?

Più che aggiungere qualcosa vorrei dire che in questo periodo sono contento per quello che sono e per gli amici che mi circondano.

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